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il luogo

Di costruzione ovviamente contemporanea al Palazzo degli Scolopi, la Chiesa di San Giuseppe, non è, come molti potrebbero pensare, intitolata a San Giuseppe Calasanzio, padre fondatore dell’ordine degli Scolopi, ma a San Giuseppe Sposo di Maria. La devozione a San Giuseppe Sposo di Maria era rarissima, ma come potete vedere il particolare della pala dell’altare maggiore, San Giuseppe era uno dei protagonisti principali di quel bellissimo quadro, del quale parleremo più avanti. Ricordiamo inoltre che la chiesa non poteva essere intitolata a San Giuseppe Calasanzio in quanto non era né beato (lo divenne nel 1748), né santo (lo sarebbe diventato nel 1767). Fu soggetto a tanti restauri, causa terremoti e altri lavori di manutenzioni. Il restauro ultimo durò dal 2003 al 2009, dando grande lustro a tutta Fanano. La Chiesa di San Giuseppe, oltre che le sue funzioni religiose, è anche apprezzata sede di concerti di musica lirica, classica ed organo, avendo un’ottima acustica.

ESTERNO DELLA CHIESA

La facciata della Chiesa è in via Sabbatini (ex strada di san Rocco) e sopra al suo portale c’è un’ iscrizione che ricorda il celebre padre scolopio Odoardo Corsini. Sul lato sinistro della chiesa c’è il Campanile, restaurato nel 1928 e con il sistema campanario ancora manuale e funzionante. Sul lato sinistra una curiosità: dove si trova ora l’odierna sala di musica della Banda Municipale di Fanano, fino al 1893, non c’era una strada ma bensì un edificio che collegava la chiesa con le altre case di via Sabbatini. Questa è sicuramente una grande novità: pare che all’epoca di questo piccolo sventramento il portone fosse stato fatto per consentire un accesso separato alle donne rispetto agli uomini.

INTERNO DELLA CHIESA

A differenza di tanti altri esempi barocchi dello stesso periodo, la Chiesa di San Giuseppe ha comunque un aspetto sobrio ed elegante, nonostante i tanti restauri avvenuti negli anni. Essa è ad un’unica navata con sei cappelle laterali, pulpito ed organo, con il primo a sinistra e il secondo a destra, entrambi con intagli in oro. La volta, ad arco ribassato, fu realizzata nel 1727 quando era rettore della casa scolopica Niccolò Pedrocchi: i dipinti che la decorano (coppia di angeli, San Giuseppe Calasanzio e San Nicola di Bari, Sacra Famiglia) sono opera del pittore carpigiano Fermo Forti e furono eseguiti in occasione dei grandi restauri voluti nel 1892-1893 dal Parroco Don Eugenio Battistini.

ALTARE

Il legno, artisticamente lavorato e decorato, è l’elemento che caratterizza tutte le ancone della chiesa. In particolare, quella principale fu completata nel 1684 come ricorda Niccolò Pedrocchi: “Fu messo l’oro all’altar maggiore della nostra chiesa 50 anni dopo che era fatto il suo ornamento”. Due alte colonne scanalate con capitelli corinzi che reggono una trabeazione orizzontale, a sua volta sovrastata da un timpano spezzato: al suo interno una cartella rettangolare, attorniata e impreziosita da una ricchissima decorazione raffigurante un nodo di due piante diverse, ovvero l’unione tra fra la Madonna (la rosa) e San Giuseppe (il giglio). Al centro domina la bellissima tela in cui si narra l’episodio del “Ritrovamento”, ultimo episodio in cui troviamo San Giuseppe sposo di Maria nel nuovo testamento. Nel quadro, a differenza di tanti altri dipinti con la Sacra Famiglia, va sottolineato il rapporto paritetico che hanno i tre personaggi. La pittura, secondo Niccolò Pedrocchi in “Storia di Fanano”, rappresenta San Giuseppe e Maria quando ricondussero il bambino Gesù ritrovato nel tempio. Opera realizzata da Giulio Secchiari che, morto nel 1631, non terminò l’opera, poi perfezionata da tal Lodovico Albertucci (forse Bertucci) e il celebre pittore locale Pellegrino Pellegrini: il primo fu allievo del Carracci, mentre il secondo, detto Pellegrino da Fanano, fu allievo di Guido Reni: a lui sono senz’altro da attribuire le tre figure della Sacra Famiglia.

ORGANO

Secondo il parere tecnico del Maestro Stefano Pellini, l’organo della chiesa di San Giuseppe è “uno dei più antichi di tutto l’Appennino Modenese, piccolo nelle dimensioni e preziosissimo dal punto di vista della sonorità”. L’organo fu costruito dal bolognese Ottavio Negrelli nel 1649, restaurato nel 1989, e viene utilizzato tutt’ora nei concerti organizzati in questa Chiesa.

CAPPELLA DI SANTA CATERINA

La seconda da sinistra, entrando dall’ingresso principale, fu voluta da un illustre fananese, come racconta Nicolò Pedrocchi, tal Agramante Fogliani, uomo generoso e pio al quale si deve anche la costruzione appunto di quella della Madonna della Ghiara, oltre che la costruzione della Chiesa di San Francesco e l’erezione dell’oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento vicino alla pieve di San Silvestro. Il quadro raffigura Santa Caterina D’Alessandria in balia di un carnefice mentre nella parte alta del quadro appare un angelo con la corona e la palma da offrire alla martire. Sull’attribuzione del quadro si è discusso molto, anche se Niccolò Pedrocchi, in “Storia di Fanano”, ne attribuisce la paternità al Guercino, al Secolo Giovan Battista Barbieri (Cento 1591-Bologna 1666): sicuramente progetto e disegno preparatorio sono suoi, mentre per la realizzazione pare si sia rivolto a Lorenzo Gennari, suo collaboratore e parente.

CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA GHIARA

La seconda cappella alla destra, voluta anch’essa da Agramante Fogliani, custodisce la tela di maggior valore a Fanano e anche forse in tutto l’Appennino Modenese. La Madonna della Ghiara. Un quadro che raffigura una Madonna che adora il figlio. La tela è stata attribuita a Ludovico Lana che, nel 1630, dipinse una grande pala, sempre con la Madonna della Ghiara, nella chiesa del Voto a Modena. Recentemente è stata esposta, come capolavoro del Lana, in diverse mostre, a Modena e a Reggio Emilia.

CAPPELLA DI SAN ROCCO

Interessante anche la tela della Cappella di San Rocco, la prima a sinistra dall’entrata. Il suo dipinto dei Santi Rocco e Sebastiano era anticamente conservato nella Cappella di San Rocco nella torre dell’Orologio di Palazzo Lardi: prima della peste del 1630 il piccolo oratorio era intitolato a San Sebastiano, ma il fatto che Fanano fosse stata risparmiata dalla peste spinse a cambiare denominazione in “Oratorio di San Rocco”. Ed ecco spiegato anche il motivo per il quale via Sabbatini, anticamente la via più importante di tutta Fanano, fosse intitolata a San Rocco. Quando il Comune, a fine ‘800, decise di trasformare la Cappella di San Rocco in bottega, il quadro fu spostato da Don Battistini nella Chiesa di San Giuseppe. Sconosciuto il nome dell’autore della tela.

CAPPELLA DI SAN NICOLA

Di fronte alla Cappella di San Rocco, si trova quella di San Nicola di Bari. Il Pedrocchi parla di questa come la “cappella degli studenti”: erano infatti i ragazzi delle Scuole Pie di Fanano a dover provvedere alle esigenze e al decoro dell’oratorio, come testimoniato da un cartiglio nella pala. La tela al suo interno rappresenta i due santi indicati come protettori dagli studenti, come San Nicola da Bari e San Tommaso d’Aquino che si rivolgono alla Madonna col Bambino, affiancati da due cherubini.

CAPPELLA DI SANT’ANNA

A questa Santa, la madre della Madonna, è intitolata la cappella voluta dalla famiglia Carletti: custodisce una bella tela, attribuita a Pellegrino da Fanano. In essa è rappresentata Sant’Anna che invoca la Madonna col Bambino, con accanto quattro santi: San Gioacchino e San Francesco alla sua destra, San Giuseppe e San Biagio sulla sinistra. La scelta di mettere tutti i componenti della famiglia della Madonna è da associare al culto degli Scolopi per Maria Madre di Dio, mentre la scelta di San Francesco e San Biagio è da porre in relazione alla famiglia Carletti che, tra i nomi ricorrenti della famiglia, ha proprio quelli dei due santi appena citati.

CAPPELLA DI SAN GIUSEPPE CALASANZIO.

Di fronte alla Cappella di Sant’Anna, è l’unica non fatta erigere da privati. Inizialmente intitolata alla Madonna del Suffragio, poi all’Angelo Custode, fu infine dedicata nel 1749 al fondatore dell’ordine degli Scolopi, San Giuseppe Calasanzio. La tela che si trova sull’altare, attribuita a Girolamo Vanulli (1704-1781), raffigura l’apparizione della Madonna col Bambino al Calasanzio, che le raccomanda i suoi scolari, alla presenza di un devoto. Questi potrebbe essere il Venerabile Glicerio Landriani, un milanese di nobile e ricca famiglia, imparentato col Cardinale Borromeo (già presente nei Promessi Sposi), che avrebbe dovuto essere il successore di San Giuseppe Calasanzio alla guida dell’Ordine, ma che purtroppo morì nel 1618 a soli trent’anni d’età.

 

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